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Ho scritto
testo che segue qualche giorno dopo il mio ritorno da San
Pietroburgo, effettuato nel mese di luglio del 2008.. Pensavo che bastasse per il piccolo resoconto che
avevo intenzione di pubblicare sul sito. Ma poi, visto il
contenuto, basato più sulle emozioni che sulle descrizioni, ho pensato di aggiungere
qualche foto. Però, di fronte a molte centinaia di foto, quasi
tutte tecnicamente abbastanza scadenti, da ordinare e
interpretare, mi sono bloccato. Dopo qualche tempo ho ripreso in
mano il "malloppo" e ho tentato di dare un po' d'ordine alle
immagini, aggiungendo qualche didascalia. Grande fatica,
risultato scarso (almeno rispetto alle mie intenzioni). Ma,
sinceramente, di più non sono riuscito a fare.
Ora, con molti mesi di
ritardo, lo pubblico.
Non ha molto senso, lo so, ma
sono a corto di materiale per il sito. Il testo resta quello che avevo
scritto allora, anche perché non saprei che altro dire, se non
che riconosco di essere una vittima del "mito di San
Pietroburgo". |
Immagini
Il navigatore non si
attenda belle immagini dal punto di vista tecnico. Sono foto dei
luoghi in cui ci siamo sof-fermati o siamo solo passati, fatte a
caso ed in fretta, in preda all'emozione, molte anche col
cellulare, spesso in mezzo ad una grande folla (come nei musei).
Per noi "fotografi" sono solo appunti, appena abbozzati, che ci
aiutano a dare concretezza al grande sogno che abbiamo vissuto a
San Pietroburgo. A noi anche la più storpiata delle foto fa
venire in mente la "cosa vera" che abbiamo visto, risveglia un po' dell'e-mozione di allora.
Le pubblichiamo non solo per noi, ma anche perché spe-riamo che
qualcosa di bello facciano immaginare anche a chi non ha
vissuto la nostra esperienza.
In ogni caso, a chi rimarrà
deluso, cioè a quasi tutti, chiediamo perdono.
1. LA FORTEZZA:
- Galleria 1
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Galleria 3
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2. CARSKOE SELO:
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Galleria 3
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Galleria 4
3. ERMITAGE:
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4. PETRODVOREC:
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Galleria 5
5. MUSEO RUSSO DI STATO:
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6. MISCELLANEA:
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Prima di
partire per la visita a San Pietroburgo mi ero riproposto di
raccontare – al mio ritorno – qualcosa di quella grande città.
Ci pensavo in aereo mentre tornavo, ma non mi veniva in mente
niente da dire su quello che avevo visto. Nella gran confusione
che avevo in testa, ricorrevano però con insistenza i
versi iniziali di una poesia che Diego Valeri aveva
dedicato a Venezia.
C'è una città di questo mondo,
ma così bella, ma così strana,
che pare un gioco di fata morgana
e
una visione del cuore profondo.
Ma, mi
dicevo, niente è più banale e, credo, anche sbagliato, che
definire – come fa la pubblicità – San Pietroburgo la “Venezia
del Nord”. Anche perché non so quante siano le città chiamate
“Venezia del Nord” (in questo momento ricordo Amsterdam e
Bruges). E’ sufficiente che una città abbia dei canali percorsi
da qualche barca ed è subito “Venezia”! In realtà Venezia è
unica e non somiglia a nessun’altra città. Eppure quei versi
scritti da un poeta per Venezia li avevo nel cuore mentre,
sull’aereo che sorvolava le acque color zaffiro del mar Baltico,
lasciavo la città russa.
E mi sono
tornati alla mente ora che mi accingo a scrivere
queste righe, forse perché, come uno studente che presenta il
foglio del tema in bianco, non so cosa dire, non so cosa ho
visto, non mi ricordo più i nomi di niente. Ho solo delle
sensazioni, ricordo solo delle emozioni, mi è rimasto chiaro il
senso di gioia nel sentirmi avvolto dalla straordinaria bellezza
che mi circondava, le nuvole bianche appese al cielo come
palloncini, le acque dei canali riflettenti le forme armoniose e
i colori dei palazzi, l’incredibile mutevolezza del cielo, il
chiarore delle notti senza stelle per l’unirsi del tramonto con
alba…
San
Pietroburgo è l’amore sognato che ti accoglie fra le sue braccia
e ti concede gioiosamente le sue grazie, tesori inestimabili di
splendide regge, di magnifici palazzi, di chiese preziose, di
musei dalle sale sfarzose, di infinite opere d’arte di valore
assoluto… Già, il sogno, la visione, la magia, questo forse
è
l’anello di congiunzione con Venezia. Ma, dovessi proprio dirlo,
la bellezza di Venezia è venata di un po’ di malinconia, quella
di San Pietroburgo è pervasa di gioia.
La gioiosità
deriva forse dalla maestosità rassicurante dei palazzi, o dai
loro colori raggianti, o forse è merito delle cupole dorate
delle chiese, o delle larghe strade chiamate “prospettive”, ai
cui lati corrono ampi marciapiedi sui quali nelle notti estive
senza buio la gente passeggia ridente, o forse l'allegria viene
diffusa dai turisti sulle barche con i lumini accesi, che scivolano silenziose sui canali, o forse il buonumore
nasce nei ristorantini un po’ angusti e bui in cui si mangia e
si chiacchiera allegramente, magari con qualche assaggio dell'immancabile vodka… Insomma tutto ti porta all’ottimismo, alla gioia di
vivere, ma senza eccessi, ad una “serena euforia”. A San
Pietroburgo ti senti a casa, in una casa luminosa, pulita,
fresca, accogliente… E allora ti prorompe dalle labbra il detto
latino che avevi da lungo tempo dimenticato "hic manebimus
optime", fermiamoci, qui staremo benissimo! (Devo avvisare
il lettore che io sono stato solo nel cuore storico della
città. Di periferie non so niente e nemmeno di come vive la
gente comune a San Pietroburgo).
Poi c’è il
fascino della letteratura. Mentre cammini sull’ acciottolato
che va dall’Arco di Trionfo alla Prospettiva Nevskj, ti sembra di sentire dietro di te i passi di Dostoevsky
che, pensoso e tormentato, percorre la stessa via. E quando ti
siedi, per un assaggio di buon caviale e vodka, al Caffè dei
Letterati, già frequentato da Pushkin, immagini di avere al
tavolo vicino il poeta e la sua bellissima Natalia. E magari
verso mezzanotte, quando l’aria s’imbrunisce, ti sembra di
scorgere in lontananza il Naso, geniale idea di Gogol, correre
beffardo lungo la Nevski, inseguito dal legittimo proprietario,
l’assessore (ahahah) Kovalev. In queste occasioni provi smarrimento, le
idee si confondono, soprattutto quella del tempo, ma prevale il
senso positivo di appartenenza ad una civiltà, anzi all’umanità
intera.
E ci sono le
suggestioni della storia. Quando visiti la Fortezza, sali sulle mura
e hai di fronte a te, sull’altra sponda della Neva, il Palazzo
d’Inverno in tutta la sua bellezza, pensi al 1917 quando, qui,
il colpo di cannone dell’incrociatore “Aurora” diede il segnale
dell’insur-rezione. E vedi i soldati della guarnigione
distribuire le armi agli operai… E poi entri nella cattedrale
dei Santi Pietro e Paolo e sotto lo splendore delle decorazioni
barocche ti trovi improvvisamente di fronte alle 33 tombe dei
Romanov quasi tutte in marmo bianco e ti senti annichilito dalle
tragedie della storia. Ma davanti all'appartata tomba di Pietro
il Grande, ornata di fiori freschi, avverti che il titolo di
“Imperatore di tutte le Russie”, che gli fu attribuito, non fu
vuota iperbole, ma espressione di una potenza immensa di cui
quell’uomo, nel bene e nel male, disponeva. E tremi.
C’è poi
l'incanto dei luoghi. Beh, qui non c’è che l’imbarazzo della
scelta. Tutta San Pietroburgo è un luogo ammaliante ed
evocativo. Di fronte ad ogni palazzo perdi la cognizione del
tempo e insegui sogni e fantasmi. Le chiese colorate ti
sorprendono e ti stupiscono. Le regge di Petrodvorec e di Carskoe
Selo, nate dalla fantasia di sublimi architetti (in gran parte
italiani!), gioielli immensi e multiformi nel loro policromo
barocco russo, ti strappano un incontenibile "oh" di meraviglia.
Sono stato,
con i miei tre compagni di viaggio, un giorno intero dentro il
museo dell’Hermitage. Abbiamo scelto un percorso semplificato,
suggerito dall'ottima guida del Touring,
che ci ha permesso di vedere alcune delle stanze principali (sembra
che siano 800!). Non parlo dei tanti capolavori di fronte ai
quali, pur emozionato, sono passato quasi di sfuggita, non ne
sarei all’altezza. Sono opere che si possono trovare, ben
commentate, nei libri d’arte o nelle guide. Quello che mi ha
impressionato è stato che tali capolavori sono contenuti in
ambienti che sono essi stessi opere d’arte. Ambienti sfarzosi,
ricamati, curati in ogni particolare, pareti, finestre,
soffitti, pavimenti… una meraviglia!
Abbiamo
visitato anche lo splendido Museo di stato russo, la cui
collezione vanta (dicono) circa 400.000 pezzi d'arte e abbraccia
tutti i capitoli della storia dell'arte russa, dal X secolo ad oggi: icone
russe, pittura, grafica, scultura, arte decorativa e applicata,
folclore, numismatici ecc... Di quel poco che ho potuto vedere
in un giorno intero, ricordo le suggestive icone e gli splendidi
dipinti dei pittori russi. Le icone, in particolare, creano
nell'animo del visitatore l’atmosfera della grande Russia, contadina e
cristiana, quella dei monasteri e del culto della Santa Vergine.
Chissà perché io pensavo ai
contadini di Jasnaja Poljana, la scuola del grande Tolstoj...
Chiudo con
una chicca, come dicono i "bravi presentatori" in TV. Ho avuto
la ventura – previo acquisto di un biglietto da 75 euro – di
poter assistere al bellissimo spettacolo “Il lago dei cigni” di Čajkovskij, con il balletto di stato di San Pietroburgo, nel
teatro dell’Hermitage. Era il teatro di corte, una piccola ed
elegante struttura in stile neoclassico,
costruita dall’architetto italiano Quarenghi, seguace di
Palladio, destinata a pochi eletti. Beh, confesso che uno come me, di immemorabile
discendenza plebea, provava un certo
piacere stare seduto dove una volta posavano nobili natiche...
Ma per fortuna la musica di Čajkovskij ha avuto subito il
sopravvento, dandomi piaceri un po’ più elevati.
Per la
descrizione di tutto il resto, mi affido ad alcune foto, per
altro assolutamente inadeguate a rappresentare la realtà,
perché se mi venisse chiesto di descrivere quali sono le cose
più belle di San Pietroburgo risponderei imbarazzato – come un
amante cui fosse rivolta la stessa domanda riferita all'amata –
che "lei" è tutta bella. Mi accorgo che tutto sommato non ho
fatto altro che esprimere i miei sentimenti verso una città di
cui mi sono innamorato a prima vista. Del resto, prima di me e
infinitamente meglio di me, anche Pužkin aveva scritto:
Ti amo o creazione di Pietro;
amo il tuo severo, armonico aspetto;
della Neva la corrente maestosa;
il granito delle sue sponde
…
sul firmamento d’oro,
un’aurora, a sostituirne un’altra,
si affretta, concedendo mezz’ora alla notte;
amo, del tuo inverno crudele
l’aria immobile e il gelo;
la fuga delle slitte lungo la vasta Neva
i visi delle fanciulle più vistosi delle rose.
E dopo queste
parole, il mio sogno, irrealizzabile, è di tornare a San Pietroburgo…
in inverno! |