San Pietroburgo amore a prima vista

Note di un viaggio nella città degli Zar

di Riccardo Badiale

Ho scritto testo che segue qualche giorno dopo il mio ritorno da San Pietroburgo, effettuato nel mese di luglio del 2008.. Pensavo che bastasse per il piccolo resoconto che avevo intenzione di pubblicare sul sito. Ma poi, visto il contenuto, basato più sulle emozioni che sulle descrizioni, ho pensato di aggiungere qualche foto. Però, di fronte a molte centinaia di foto, quasi tutte tecnicamente abbastanza scadenti, da ordinare e interpretare, mi sono bloccato. Dopo qualche tempo ho ripreso in mano il "malloppo" e ho tentato di dare un po' d'ordine alle immagini, aggiungendo qualche didascalia. Grande fatica, risultato scarso (almeno rispetto alle mie intenzioni). Ma, sinceramente, di più non sono riuscito a fare.

Ora, con molti mesi di ritardo, lo pubblico. Non ha molto senso, lo so, ma sono a corto di materiale per il sito. Il testo resta quello che avevo scritto allora, anche perché non saprei che altro dire, se non che riconosco di essere una vittima del "mito di San Pietroburgo".

 

Immagini

 

Il navigatore non si attenda belle immagini dal punto di vista tecnico. Sono foto dei luoghi in cui ci siamo sof-fermati o siamo solo passati, fatte a caso ed in fretta, in preda all'emozione, molte anche col cellulare, spesso in mezzo ad una grande folla (come nei musei). Per noi "fotografi" sono solo appunti, appena abbozzati, che ci aiutano a dare concretezza al grande sogno che abbiamo vissuto a San Pietroburgo. A noi anche la più storpiata delle foto fa venire in mente la "cosa vera" che abbiamo visto, risveglia un po' dell'e-mozione di allora.

Le pubblichiamo non solo per noi, ma anche perché spe-riamo che qualcosa di bello facciano immaginare anche a chi non ha vissuto la nostra esperienza.

In ogni caso, a chi rimarrà deluso, cioè a quasi tutti, chiediamo perdono.

 

GALLERIE

 

1. LA FORTEZZA:

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2. CARSKOE SELO:

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3. ERMITAGE:

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4. PETRODVOREC:

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5. MUSEO RUSSO DI STATO:

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6. MISCELLANEA:

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Prima di partire per la visita a San Pietroburgo mi ero riproposto di raccontare – al mio ritorno – qualcosa di quella grande città. Ci pensavo in aereo mentre tornavo, ma non mi veniva in mente niente da dire su quello che avevo visto. Nella gran confusione che avevo in testa, ricorrevano però con insistenza i versi iniziali di una poesia che Diego Valeri aveva dedicato a Venezia.

C'è una città di questo mondo,

ma così bella, ma così strana,

che pare un gioco di fata morgana

e una visione del cuore profondo. 

Ma, mi dicevo, niente è più banale e, credo, anche sbagliato, che definire – come fa la pubblicità – San Pietroburgo la “Venezia del Nord”. Anche perché non so quante siano le città chiamate “Venezia del Nord” (in questo momento ricordo Amsterdam e Bruges). E’ sufficiente che una città abbia dei canali percorsi da qualche barca ed è subito “Venezia”! In realtà Venezia è unica e non somiglia a nessun’altra città. Eppure quei versi scritti da un poeta per Venezia li avevo nel cuore mentre, sull’aereo che sorvolava le acque color zaffiro del mar Baltico, lasciavo la città russa.

E mi sono tornati alla mente ora che mi accingo a scrivere queste righe, forse perché, come uno studente che presenta il foglio del tema in bianco, non so cosa dire, non so cosa ho visto, non mi ricordo più i nomi di niente. Ho solo delle sensazioni, ricordo solo delle emozioni, mi è rimasto chiaro il senso di gioia nel sentirmi avvolto dalla straordinaria bellezza che mi circondava, le nuvole bianche appese al cielo come palloncini, le acque dei canali riflettenti le forme armoniose e i colori dei palazzi, l’incredibile mutevolezza del cielo, il chiarore delle notti senza stelle per l’unirsi del tramonto con alba…

San Pietroburgo è l’amore sognato che ti accoglie fra le sue braccia e ti concede gioiosamente le sue grazie, tesori inestimabili di splendide regge, di magnifici palazzi, di chiese preziose, di musei dalle sale sfarzose, di infinite opere d’arte di valore assoluto… Già, il sogno, la visione, la magia, questo forse è l’anello di congiunzione con Venezia. Ma, dovessi proprio dirlo, la bellezza di Venezia è venata di un po’ di malinconia, quella di San Pietroburgo è pervasa di gioia.

La gioiosità deriva forse dalla maestosità rassicurante dei palazzi, o dai loro colori raggianti, o forse è merito delle cupole dorate delle chiese, o delle larghe strade chiamate “prospettive”, ai cui lati corrono ampi marciapiedi sui quali nelle notti estive senza buio la gente passeggia ridente, o forse l'allegria viene diffusa dai turisti sulle barche con i lumini accesi, che scivolano silenziose sui canali, o forse il buonumore nasce nei ristorantini un po’ angusti e bui in cui si mangia e si chiacchiera allegramente, magari con qualche assaggio dell'immancabile vodka… Insomma tutto ti porta all’ottimismo, alla gioia di vivere, ma senza eccessi, ad una “serena euforia”. A San Pietroburgo ti senti a casa, in una casa luminosa, pulita, fresca, accogliente… E allora ti prorompe dalle labbra il detto latino che avevi da lungo tempo dimenticato "hic manebimus optime", fermiamoci, qui staremo benissimo! (Devo avvisare il lettore che io sono stato solo nel cuore storico della città. Di periferie non so niente e nemmeno di come vive la gente comune a San Pietroburgo).

Poi c’è il fascino della letteratura. Mentre cammini sull’ acciottolato che va dall’Arco di Trionfo alla Prospettiva Nevskj, ti sembra di sentire dietro di te i passi di Dostoevsky che, pensoso e tormentato, percorre la stessa via. E quando ti siedi, per un assaggio di buon caviale e vodka, al Caffè dei Letterati, già frequentato da Pushkin, immagini di avere al tavolo vicino il poeta e la sua bellissima Natalia. E magari verso mezzanotte, quando l’aria s’imbrunisce, ti sembra di scorgere in lontananza il Naso, geniale idea di Gogol, correre beffardo lungo la Nevski, inseguito dal legittimo proprietario, l’assessore (ahahah) Kovalev. In queste occasioni provi smarrimento, le idee si confondono, soprattutto quella del tempo, ma prevale il senso positivo di appartenenza ad una civiltà, anzi all’umanità intera.

E ci sono le suggestioni della storia. Quando visiti la Fortezza, sali sulle mura e hai di fronte a te, sull’altra sponda della Neva, il Palazzo d’Inverno in tutta la sua bellezza, pensi al 1917 quando, qui, il colpo di cannone dell’incrociatore “Aurora” diede il segnale dell’insur-rezione. E vedi i soldati della guarnigione distribuire le armi agli operai… E poi entri nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo e sotto lo splendore delle decorazioni barocche ti trovi improvvisamente di fronte alle 33 tombe dei Romanov quasi tutte in marmo bianco e ti senti annichilito dalle tragedie della storia. Ma davanti all'appartata tomba di Pietro il Grande, ornata di fiori freschi, avverti che il titolo di “Imperatore di tutte le Russie”, che gli fu attribuito, non fu vuota iperbole, ma espressione di una potenza immensa di cui quell’uomo, nel bene e nel male, disponeva. E tremi.

 C’è poi l'incanto dei luoghi. Beh, qui non c’è che l’imbarazzo della scelta. Tutta San Pietroburgo è un luogo ammaliante ed evocativo. Di fronte ad ogni palazzo perdi la cognizione del tempo e insegui sogni e fantasmi. Le chiese colorate ti sorprendono e ti stupiscono. Le regge di Petrodvorec e di Carskoe Selo, nate dalla fantasia di sublimi architetti (in gran parte italiani!), gioielli immensi e multiformi nel loro policromo barocco russo, ti strappano un incontenibile "oh" di meraviglia.

Sono stato, con i miei tre compagni di viaggio, un giorno intero dentro il museo dell’Hermitage. Abbiamo scelto un percorso semplificato, suggerito dall'ottima guida del Touring, che ci ha permesso di vedere alcune delle stanze principali (sembra che siano 800!). Non parlo dei tanti capolavori di fronte ai quali, pur emozionato, sono passato quasi di sfuggita, non ne sarei all’altezza. Sono opere che si possono trovare, ben commentate, nei libri d’arte o nelle guide. Quello che mi ha impressionato è stato che tali capolavori sono contenuti in ambienti che sono essi stessi opere d’arte. Ambienti sfarzosi, ricamati, curati in ogni particolare, pareti, finestre, soffitti, pavimenti… una meraviglia!

Abbiamo visitato anche lo splendido Museo di stato russo, la cui collezione vanta (dicono) circa 400.000 pezzi d'arte e abbraccia tutti i capitoli della storia dell'arte russa, dal X secolo ad oggi: icone russe, pittura, grafica, scultura, arte decorativa e applicata, folclore, numismatici ecc... Di quel poco che ho potuto vedere in un giorno intero, ricordo le suggestive icone e gli splendidi dipinti dei pittori russi. Le icone, in particolare, creano nell'animo del visitatore l’atmosfera della grande Russia, contadina e cristiana, quella dei monasteri e del culto della Santa Vergine. Chissà perché io pensavo ai contadini di Jasnaja Poljana, la scuola del grande Tolstoj...

Chiudo con una chicca, come dicono i "bravi presentatori" in TV. Ho avuto la ventura – previo acquisto di un biglietto da 75 euro – di poter assistere al bellissimo spettacolo “Il lago dei cigni” di Čajkovskij, con il balletto di stato di San Pietroburgo, nel teatro dell’Hermitage. Era il teatro di corte, una piccola ed elegante struttura in stile neoclassico, costruita dall’architetto italiano Quarenghi, seguace di Palladio, destinata a pochi eletti. Beh, confesso che uno come me, di immemorabile discendenza plebea, provava un certo piacere stare seduto dove una volta posavano nobili natiche... Ma per fortuna la musica di Čajkovskij ha avuto subito il sopravvento, dandomi piaceri un po’ più elevati.

  Per la descrizione di tutto il resto, mi affido ad alcune foto, per altro  assolutamente inadeguate a rappresentare la realtà, perché se mi venisse chiesto di descrivere quali sono le cose più belle di San Pietroburgo risponderei imbarazzato –  come un amante cui fosse rivolta la stessa domanda riferita all'amata – che "lei" è tutta bella. Mi accorgo che tutto sommato non ho fatto altro che esprimere i miei sentimenti verso una città di cui mi sono innamorato a prima vista. Del resto, prima di me e infinitamente meglio di me, anche Pužkin aveva scritto:

Ti amo o creazione di Pietro;

amo il tuo severo, armonico aspetto;

della Neva la corrente maestosa;

il granito delle sue sponde

sul firmamento d’oro,

un’aurora, a sostituirne un’altra,

si affretta, concedendo mezz’ora alla notte;

amo, del tuo inverno crudele

l’aria immobile e il gelo;

la fuga delle slitte lungo la vasta Neva

i visi delle fanciulle più vistosi delle rose.

 

E dopo queste parole, il mio sogno, irrealizzabile, è di tornare a San Pietroburgo… in inverno!

 

 

 

R.B. - in collaborazione con paesi.com