L'ANGOLO DELLA POESIA

Vorrei presentare (nel senso di trascrivere) in quest’angolo alcune delle poesie che una volta si imparavano a memoria a scuola. Era un cruccio per gli studenti, ma a quei tempi, per quanto possibile, si era "usi ubbidir tacendo…", come dice il motto dei nostri carabinieri. Non voglio discutere se era un bene o un male passare dei pomeriggi interi a ripetere continuamente una o due pagine di versi (e poi alzarsi un po’ prima alla mattina per "ripassare"). Posso dire solo che nell’età adulta è stato per me un grande piacere scoprire nella mia memoria dei bellissimi brani di poesia e poterli ripetere dentro di me, meditando su di essi, in qualsiasi momento della giornata. Un po’ come capita con le musiche della nostra giovinezza, ma – almeno per me – con maggior soddisfazione perché la poesia è musicalità delle parole, intima e profonda, che non ha bisogno di strumenti. (r.b.)

 

Siamo ai primi di agosto e, a chi l'ha studiata a memoria alle scuole medie, non può non venire in mente la poesia di Giovanni Pascoli X Agosto. Del resto,  se qualcuno se ne dimenticasse, ci penserebbe mamma TV a ricordargli - come accade ogni anno - che il dieci di agosto, notte si San Lorenzo, cadono le stelle (che notizia!). Poi, magari, riuscire a vedere realmente, proprio quella sera, le stelle cadenti è sempre una fortuna (ma in ogni caso è un'occasione per guardare il cielo).

Giovanni Pascoli (1855-1912) era uno dei tre grandi poeti (gli altri due erano Carducci e D'Annunzio) che fornivano agli alunni delle elementari e delle medie la maggior parte del "materiale", allora considerato prezioso, da "mandare a memoria", come si diceva con un'espressione più adatta forse ai moderni computer. Ce n'erano anche altri (tipo Petrarca, Foscolo, Manzoni, Parini, ecc.), ma di quelli si studiavano uno o due "pezzi" al massimo. Di Pascoli invece si cominciava con Valentino, il "magro contadinello" cui a quei tempi molti di noi si sentivano assai simili, poi La cavalla storna, poesia lunghissima, ma con una specie di ritornello che aiutava molto a memorizzare,  e poi Romagna, quella solatia del Passator cortese, e L'aquilone,  da "E' questa una mattina che non c'è scuola.." fino alla famigerata "ventata di sbieco" esclusa, e La mia sera, quella della nube nera che diventerà la più rosa,  e I due fanciulli, che di giorno litigano e di notte dormono abbracciati... e altre ancora. Alla fine sapevamo tutti che il padre del poeta era stato ucciso mentre tornava a casa con il suo barroccino trainato da una cavalla, portando due bambole alle sue due figlie; che l'assassino era rimasto sconosciuto (a parte la cavalla che l'aveva visto, ma che, evidentemente, non poteva testimoniare in tribunale); che il poeta era rimasto segnato per tutta la vita da questo lutto immane e che ne aveva parlato in modo più o meno trasfigurato in molte sue poesie. X Agosto è una di queste, perchè si dà il caso che il padre fosse stato assassinato proprio il 10 agosto (1867), giorno di San Lorenzo.

X Agosto non è una poesia facile da "recitare" per un ragazzetto di 10-12 anni. I versi sono perfetti, ma sono continuamente interrotti dalla punteggiatura (guardate i due punti della seconda e quarta quartina), le parole non sono tutte facili come sembra. Ricordo il nostro incespicare con la lingua e i richiami e le spiegazioni del professore, che si accorgeva subito quando non capivamo quello che dicevamo. Certo che il parallelo tra la rondine che viene uccisa mentre torna al nido con la cena per i rondinini e il padre del poeta che subisce la stessa sorte ci commuoveva tutti.

Intendiamoci, non vorrei aver dato l'impressione di banalizzare, questi sono versi molto raffinati, scritti da un profondo conoscitore della nostra lingua, forse il più grande latinista italiano, un uomo di immensa cultura e di grande sensibilità, un vero umanista, un maestro come credo non ce ne siano più. X Agosto, che è forse la poesia più famosa del Poeta, è un'elegia che fa parte della raccolta "Myricae" (un termine latino, preso da un verso di Virgilio, che significa "tamerici").

 

Giovanni Pascoli

Pascoli con Puccini

Manoscritto di Valentino

 

Ascolta

L'aquilone

letto dall'attrice

ANGELA CARDILE

e

La mia sera

letta dall'attore

ALESSANDRO SORRENTINO

www.fondazionepascoli.it

X AGOSTO

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini.

Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono...

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
Oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!

 

 

 

R.B. - in collaborazione con paesi.com