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In queste sere che precedono il Natale
suonano spesso al cancello delle case gruppi di ragazzi che mi spillano
qualche mezzo euro cantando, si fa per dire, alcuni versi,
incomprensibili, di una nenia che sento da quando sono nato
(cioè da prima della fine della seconda guerra mondiale!).
Potrei dire che è una delle colonne sonore della mia vita, perché
nessun'altra musica ho sentito immancabilmente ogni anno come
questa. In realtà non è una gran musica, è una semplice
cantilena, per di più ultimamente cantata sempre peggio. Il
fatto è - secondo me - che i piccoli "cantanti" di oggi non
capiscono più il senso delle parole della canzone (che di per sé
è piuttosto sconclusionata). Che ne sanno loro di stalle, di
bue, di asinello, di freddo e di gelo, di pezze o fasce per
ricoprirsi, di fuoco per riscaldarsi, di bambini che nascono in
casa (o addirittura in stalla)? Perciò vengono davanti al
cancello, accennano a due o tre parole (massimo i primi quattro
versi), beccano il mezzo euro (da me) e corrono veloci a suonare
al cancello del mio vicino di casa. Generalmente sono "gruppi"
di due o tre bambini o ragazzetti e quindi mezzo euro (magari
uno) di qua, venti centesimi di là, in un paio d'ore si dividono
un piccolo gruzzoletto. Buon per loro! Per me, sentire le note,
sia pure stonatissime, di questa canzone mi fa, mi fa tornare un
po' bambino... e mi fermo qui per non cadere nella malinconia
dei vecchi.
Ho
raccontato questa cosa per dirvi che mi ha
incuriosito la "canzone". Che testo è? Che musica è? Ho fatto
qualche ricerca in internet, ma non ho trovato niente. Poi,
venerdì scorso al mercato, ho incontrato il M° Giovanni Vallese,
antico collega di lavoro ed amico, il quale sta scrivendo - da
sempre, credo - i ricordi della sua infanzia e adolescenza (non
so esattamente). Alla fine (se ci sarà una fine, perché l'autore
continua da aggiungere particolari), sarà un'opera senz'altro
meritoria in quanto miniera di "reperti", autentici perché
vissuti in prima persona, di un mondo scomparso per sempre,
anche dalla memoria.
Beh, per farvela breve, tra i "reperti" della
miniera ancora incompleta, che il mio amico mi permesso di
consultare, ho trovato il testo completo della "colonna sonora
della mia vita". La pubblico come augurio di Buon Natale a tutti
i collaboratori e lettori di questo sito, scacchisti e non.
Peccato che non ci sia la musica, che non risulta sia mai stata
scritta, ma il buon Giovanni Vallese sta cercando di recuperare
pure quella. Se ci riuscirà, oltre che ringraziarlo di cuore, come
facciamo ora, dovremo anche battergli le mani!
E’
la notte di Natale
“E’ la notte di Natale,
una messa vorrei cantar…
Cantan, cantan rose e fiori,
che l’ è nato il nostro Signor.
E l’ è nato in una stalla
tra il bue e l’ asinel.
La pareva una gran sala
preparata al freddo e al gel.
Non c’ è pezza e non c’ è fascia,
non c’ è fuoco da riscaldar…
La sua Mamma, poverella,
non sapeva cosa pensar.
La si leva il vel da in testa
per poterlo ricoprir.
La raggiunge una gran festa
tra le lacrime e i sospir…
Poverella, in questa ca’
vi domando la
carità…
Poverella, in
questa ca’,
vi domando la carità!”
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