Ruy Lopez viene ancor oggi citato in tutti i
moderni libri di scacchi, se non altro per l’apertura che porta
il suo nome o che viene anche chiamata Partita Spagnola.
Ruy Lopez de Segura nacque in Spagna a Zafra,
una piccola città della provincia di Badajoz nell’Estramadura
prima del 1534¹, primogenito di genitori che dovevano godere di
una certa agiatezza, forse proprietari terrieri.
Il piccolo Ruy fu avviato alla carriera
ecclesiastica e sappiamo che poi fu parroco della sua cittadina,
mentre è certo che non fu mai vescovo. Ruy Lopez deve però la
sua fama al gioco degli scacchi, dove si distinse non solo come
giocatore di inarrivabile bravura, ma anche
come valentissimo studioso e divulgatore².
Ci dilunghiamo ancora un attimo con la sua
biografia solo per dire che fu in Roma attorno al 1560 e che
qui, oltre ad attendere ai suoi doveri di religioso, ebbe modo
di tenere alcune conferenze di argomento scacchistico e di
incontrare Leonardo da Cutro³, detto “il Puttino”, con cui
disputò alcune partite.
“Il Puttino” in quel tempo “era in tanta
eccellenza venuto, ch’ancorché giovanetto fusse, nulladimeno
ciascheduno giocatore, per eccellente ch’era in Roma, egli
vinceva”. Ma in quel primo incontro l’esperienza dello Spagnolo
ebbe il sopravvento.
Negli anni che seguirono i due fortissimi
giocatori si sfidarono ancora parecchie volte, e la fama di tali
incontri fece sì che uno di questi fu giocato a palazzo reale a
Madrid, niente meno che alla presenza del re Filippo II, dove
Leonardo finalmente ebbe la meglio vincendo tre partite contro
due, ricevendo dallo stesso re benefici per sé e per la natia
Cutro.
Ma lasciamo Ruy Lopez per occuparci del suo
libro:
Libro
de la invencion lyberal y arte del juego del Axedrez,…4
Trovandomi a Fermo, nelle Marche, convocato
come arbitro per i Campionati Europei Giovanili5
e potendo usufruire
delle mattinate libere, non persi l’occasione di visitare la
preziosissima biblioteca6,
situata nel Palazzo dei Priori e posta all’interno di una sala
monumentale, detta “del Mappamondo”. L’accesso, oltre la porta,
era limitato a pochi metri quadrati, contornati da un
invalicabile cordone rosso. Nonostante la scomoda posizione, fu
stupefacente vedere, tutt’attorno alle altissime pareti,
imponenti scaffalature in legno a doppio ordine con ballatoio
cinto da balaustra, piene dal pavimento al soffitto di un numero
sterminato di libri antichi di tutte le dimensioni,
prevalentemente con il dorso bianco. Oltre ai libri, la sala
accoglieva, fra le altre cose,
il grande mappamondo del 1713, i ritratti a figura intera
di personaggi illustri del Fermano e un calco mortale del viso
di Giacomo Leopardi.